Archivi tag: Laterza

Incontro con Alberto Prunetti autore di 108 metri, Laterza

Giovedì 3 gennaio ore 18.30
incontro con Alberto Prunetti
autore del libro
108  metri, Laterza

L’incontro –aperto a tutti– nasce dal nostro #gruppodilettura : abbiamo letto il libro a settembre e ora finalmente possiamo parlarne con l’autore.

Il libro è qui disponibile già da ora,
vi aspettiamo!

Il libro
«E quando mi troverò nel fango, triste come un altoforno spento, con le dita attaccate agli inguini strizzati o senza fiato per una pallonata della vita nello stomaco, coi miei sogni sconvolti o crollati, nel vento e nella pioggia, saprò che mai camminerò da solo.»

  • Prendete 1/3 de L’isola del tesoro di Robert Louis Stevenson, 1/3 di Riff-Raff di Ken Loach, 1/3 di vernacolo toscano. Mescolateli insieme, shakerate con grazia rude i giunti della sintassi. Otterrete un cocktail esplosivo che altera la vostra percezione. Un’epica stracciona scritta dai piani bassi della vita.Un vecchio cuoco tossico uscito da un libro d’avventure, uno stasatore di cessi innamorato della lirica e un anziano attore shakespeariano lobotomizzato, con un corredo di giovani assistenti dediti a piccoli crimini e decisi a sopravvivere in ogni modo a mille guai. Questa è la banda che condivide vita, avventure e lavoro con un italiano emigrato in Inghilterra. Altro che ‘cervelli in fuga’: qui si parla dei sotterranei, dalle pulizie dei bagni a Bristol a una mensa scolastica nel Dorset, fino a una pizzeria di turchi che si fingono napoletani. Sullo sfondo la Brexit e una classe operaia impoverita che cerca il proprio orgoglio. Tra risse, birre e calcio, personaggi di vecchi romanzi si rincarnano nelle cucine d’Oltremanica mentre il fantasma della Baronessa Thatcher perseguita il protagonista. Fino al ritorno in un’Italia dove le acciaierie di Piombino, quelle delle rotaie di 108 metri, rimangono come torri arrugginite a sfidare il cielo terso della Toscana.

    L’autore
    Alberto Prunetti
    (Piombino, 1973) ha pubblicato Amianto. Una storia operaia. Traduttore e redattore, ha vissuto per un anno e mezzo in Inghilterra, lavorando come cleaner, pizza chef e kitchen assistant.

Facebooktwittergoogle_pluspinteresttumblrmail

Controvento, storia di un nome

 logo.controventoLa mia libreria si chiama Controvento e il fatto che si trovi in via Cristoforo Colombo ad angolo con via Ferdinando Magellano è solo una meravigliosa, perfetta coincidenza.
Con un po’ di amici si parlava di questo fatidico nome, ce n’erano molti in ballo ma nessuno perfetto. Non avevo ancora trovato il locale, la ricerca si stava dimostrando più complicata del previsto, i costi troppo alti, la posizione poco strategica… eppure Telese era piena di locali sfitti, iniziavo a scoraggiarmi e l’ansia della ricerca non mi faceva vedere, immaginare lo spazio della mia libreria, e quindi il nome.
Come dice la mia amica bibliotecaria, trovare il nome per la libreria prima di vedere il locale è come “mettere su una band e pensare il nome prima di aver suonato insieme e fatto i primi pezzi…. non si fa“.
Poi finalmente arriva il consiglio giusto, sempre da un’amica: stai calma,  rileggi i tuoi libri preferiti, quelli con le orecchie e le sottolineature, i diari e gli appunti presi in questi 13 anni di girovagare per librerie… e così ho fatto.
libro Trieste SottosopraHo ritrovato un racconto di Mauro Covacich, contenuto nel libro Trieste Sottosopra, edito da Laterza nella collana Contromano. Il racconto s’intitola Bora a San Luigi.
Acquistai il libro a Trieste, su consiglio di uno dei librai della Libreria Minerva,  una libreria triestina molto bella che vi consiglio di andare a vedere.
Molo Audace TriesteUscita dalla libreria, andai a sedermi in fondo al Molo Audace,  insieme ai triestini,  che si siedono con le spalle al mare per vedere meglio la città…
M. Covacich racconta che a San Luigi (un quartiere di Trieste), quando c’è Bora i bambini non ne hanno mica paura, no, ci giocano!
Con l’eskimo aperto a pipistrello resistono Contro Vento senza spostare i piedi. (pag 20)
Mi sono subito immaginata me bambina col cappotto aperto, il naso per aria e un po’ di tremarella alle gambe, in attesa della folata di vento per lanciarmi in un folle, sconsiderato e meraviglioso atto di fiducia.
Rileggendo il racconto, quelle righe sottolineate mi hanno raccontato anche un po’ di me  e di tutti quelli che nonostante tutto credono che il tempo delle storie e dei lettori non sia ancora finito.
Cos’è aprire una libreria oggi,  se non un folle e meraviglioso atto di fiducia?
(In)contro al vento, senza spostare i piedi, senza aver paura.

Controvento.sottolineato
(clicca sull’immagine per ingrandirla)

Così ho trovato il nome, e dopo soli quattro mesi… ho trovato anche il locale.

Facebooktwittergoogle_pluspinteresttumblrmail