Gruppo di lettura Diario del V incontro

controvento diario gruppo di letturaOrmai è un appuntamento fisso, il famoso Diario di Carlo del gruppo di lettura.
Abbiamo letto “Norwegian Wood” di Haruki Murakami ed. Einaudi.
Mi raccomando i commenti… ‘ché Carlo ci tiene! 😉

Il libro per il prossimo  incontro martedì 5 agosto– è Martin Eden di J. London.
Si è deciso poi di vederci anche martedì 15 luglio sempre alle 20.30 per un incontro di racconti…ognuno può iscriversi a parlare e raccontare una storia, un libro, la vita di un personaggio, un fatto… ci raccogliamo intorno alla ormai famosa Poltrona Rossa di Controvento e ci raccontiamo storie.
Vi aspetto!

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7 pensieri a proposito di “Gruppo di lettura Diario del V incontro

  1. Per il resto, sapere da dove viene il romanziere, da quale cultura, serve se non altro a sapere che cosa non aspettarsi da lui. Carlo comunque, pur con i suoi modi ribaldi, è un lettore meno grossolano di quanto voglia fare credere, perché ha sentito subito gli americani sotto la prosa di Murakami (che per anni ha fatto di mestiere il traduttore dall’americano: un mio collega, insomma).

    Ecco: nei racconti e nei romanzi di Murakami sentiamo una lingua, un genere di sintassi narrativa che ci è famigliare se abbiamo letto Hamingway, Faulkner o Carver, messa al servizio di una sensibilità molto diversa; una sensibilità descrittiva, per esempio, che è molto più grafica che pittorica, come è invece quella del romanzo di tradizione europea. È da qui che viene, io credo, l’impressione avuta da molti di descrizioni «mancanti di profondità»: è proprio così. Come nella pittura giapponese classica, la terza dimensione, quella della profondità, è inessenziale ed è usata come effetto.

    Il risultato è che Murakami impegna il lettore perché, per completare le descrizioni, gli chiede un intervento, una collaborazione attiva molto forte. Gli elementi che lui fornisce sono sparuti e apparentemente disordinati: la plausibilità psicologica che noi, lettori occidentali, siamo abituati a richiedere alla narrativa, dovreso casomai fornirla noi; sarà il nostro contributo alla lettura.

    O invece potrà venirci in mente che la verosimiglianza non sia un requisito sempre necessario alla letteratura narrativa, come non lo è alla poesia.

  2. cari amici di lettura, devo intervenire perché, seppure il libro non mi sia piaciuto , non sono d’accordo con il liquidarlo come brutto. Troppo semplicistico! Non per essere svizzera , ma devo dire che ripensandoci e rileggendo qua e là , ci ritrovo dei tratti poetici, di sentimenti delicati e fragili. Un esempio: la pagina (273) in cui Watanabe descrive quella sensazione che gli ha procurato Hatsumi, di come l’ha capita solo dopo molti anni … questo è nella vita degli uomini, che non hanno grandi trame romanzesche alle spalle, solo tanta quotidianità in cui sono incastonati attimi di luce…
    Non so se sono stata efficace, ma potrei continuare a lungo… “a tinte pastello” e non “a tinte forti” come fa il mio amato Carlo.

  3. Cari amici di lettura, non essendo potuta essere all’incontro, aspettavo con ansia il diario, ma non mi aspettavo una bocciatura senza appello di questo libro.
    Come al solito, la mia è una voce fuori dal coro. A me Norwegian Wood è piaciuto molto, tanto che a settimane dalla fine della lettura ancora campeggia sul mio comodino.
    ho riletto più volte il diario per capire com’è che il mio punto di vista e i miei gusti sono sempre così diversi dai vostri. Dopo giorni di riflessione, forse, e dico forse, ho capito.
    Quando comincio una lettura, qualunque essa sia, cerco di pormi di fronte alle pagine senza pregiudizio, senza leggere recensioni, cercando di aprire il più possibile la mia mente all’ascolto. Come se fosse un incontro casuale di quelli che capitano lungo un viaggio in treno, o che so, dal medico in attesa.
    Ci siamo incontrati, più o meno casualmente mi sei capitato tra le mani…..che mi vuoi dire?
    Murakami ha uno speciale talento per toccare le corde, stimolare qualcosa nelle persone, riesce a manipolare i sentimenti del lettore rendendolo triste o arrabbiato, ottenendo la sua simpatia, gettandolo nello sconforto e facendolo sorridere.
    il commento di Giulia è perfetto! ho apprezzato questo libro per dei passaggi così delicati che potrei rileggerli anche altre cento volte, avulsi dal contesto narrativo, ma resterebbero sempre tali.
    Se ci si pone di fronte a un nuovo autore e un nuovo libro con i preconcetti della nostra cultura letteraria non troveremo mai niente di gradevole in quella lettura e resteremo sempre ancorati al nostro autore preferito e al suo modo di raccontare.
    liberiamo la nostra mente da ciò che abbiamo già letto e visto, apriamo le pagine con la curiosità dei bambini! Mi piaceva il vagabondare che il nostro gruppo di lettura faceva tra generi ed autori, mi auguro che dopo l’approdo in terra sicura con Jack London, riprenderemo a navigare a vista.

    1. Non condivido assolutamente il commento di Carlo in merito al libro Norwegian Wood di Murakami. Penso che la sua critica sia eccessiva. Chiaramente questa è la mia tesi che può essere anche non accettata. Per me il libro ha una sua chiave di lettura: descrive il comportamento un po’ stereotipato della gioventù giapponese. Il passaggio dalla fase adolescenziale a quella adulta implica non pochi tormenti: la ricerca della propria identità, a volte barattata poiché è il prezzo che si paga per essere accettati dagli altri. I sentimenti che vengono messi in gioco… Ma non è così anche nel mondo occidentale?-direbbe Carlo… Sì, è vero, ma lì si avverte un disagio maggiore: la cultura occidentale che si intreccia con quella orientale. I giovani leggono libri e ascoltano musica che non è del proprio continente, pur vivendo in una società che ha una propria tradizione, ben radicata. Non a caso nel collegio c’è la cerimonia dell’alzabandiera con l’accompagnamento dell’inno nazionale. A me sembra più una caserma che un collegio. C’è un modo diverso di crescere, di essere educato. Per la formazione dell’individuo la famiglia ha un ruolo marginale rispetto al gruppo dei pari. Già un bambino della scuola primaria deve sapersela cavare da solo. Insomma un’educazione rigida con tanto di disciplina e regole da rispettare: c’è una sorta di omologazione. La famiglia deve attenersi a un determinato “protocollo”. E’ riduttivo dire:-…che se un bambino prende un brutto voto, questo resta scritto per sempre e a 18 anni non potrai iscriverti alla tale università…Il discorso sta diventando prolisso e complicato… E pensare che il Giappone abbia il record al mondo di popolazione meglio istruita con zero analfabetismo e con il 100% delle iscrizioni alla scuola dell’obbligo!!!Di contro però c’è il suicidio, così banalmente giustificato nel diario, è purtroppo un problema serio del Paese. Lo stato che sforna le migliori eccellenze, lascia presagire un’educazione esemplare con una forte connotazione sociale e politica, dall’ altro lato però non riesce ad arginare questa incresciosa situazione che lascia intravedere una società fragile…Per quanto riguarda la scrittura, per me, è chiara, leggera, senza orpelli o fronzoli, ben costruita, ma che tiene il lettore impegnato, non distaccato, attento; questo giustifica che ci siano a volte dei “vuoti di scrittura”. Quasi a dire:-Ma forse ho saltato qualcosa… Un modo di scrivere scontato? Lo scrittore ha ripercorso strade letterarie pregresse? Può darsi, ma il risultato è più che soddisfacente.

  4. Eh ragazzi, ora tutti a difendere Murakami e ben venga, ma sembra che quella sera o eravate assenti o mi sono inventato tutto. Invece il diario parla chiaro, a parte la Libraja e Alessandro non ci sono mica state lodi sperticate per questo libro. Io mi devo semplificare l’esistenza e quindi se un libro non mi piace è brutto (per me si intende), se mi piace è bello e se melo rileggerei appena finita l’ultima pagina è un capolavoro. O forse lo difendete per solidarietà visto il violento attacco che gli ho fatto io senza se e senza ma?
    Sono sicuro che se leggiamo una dozzina di classici le cose andranno a posto da sole. E attenti sempre allo snobismo che è dietro l’angolo. Questo ovviamente vale anche per me.
    Quindi all’incontro di dopodomani vi racconterò il più grande classico della storia, la più grande epopea di popoli e non di eroi che sia mai stata scritta. E mi ringrazierete per questo scorcio di immortalità a confronto della quale quel libricino giapponese è veramente piccolo piccolo.

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